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L'innovazione leva per la competitività delle imprese agricole

Rome, 12/07/2018, Tavola rotonda Nazionale

Un settore in crescita, ma ancora pieno di fragilità. L’agricoltura italiana ha dimostrato di saper far volare l’export oltre i 41 miliardi, ma la Germania con i suoi 80 è ancora lontana. Resta ancora una carenza competitiva del settore, soprattutto per mancanza di investimenti e di innovazione. Negli anni della crisi, quando i prezzi delle commodities erano fluttuanti e impattavano sui costi di una realtà imprenditoriale soprattutto di trasformazione, le imprese hanno investito poco e si sono dimostrate scarsamente propense all’innovazione. In più, resta penalizzante la debolezza delle infrastrutture – per portare i prodotti a Dubai si passa da Amsterdam – e una spesa energetica di molto superiore alla vicina Spagna, che, infatti, ne trae un sostanzioso vantaggio competitivo. 

Quel che conta è salvaguardare la sostenibilità economica delle imprese agricole italiane, creando meccanismi di risparmio dei costi e vigilando sulla tutela ambientale. In questa ottica va citato il caso delle imprese umbre che, facendo rete, hanno potuto disporre di strumenti di rilevazione metereologica per andare a fare nelle vigne interventi giusti al momento giusto.  Particolarmente strategico è il ruolo dell’innovazione su cui molto resta ancora da fare: se infatti l’agricoltore americano già usufruisce per la sua attività del 5 G,  la stessa tecnologia in Italia deve ancora arrivare nelle grandi città. Come accade per l’utilizzo di droni, dei satelliti e dei Big Data: per ora la campagna può attendere.

Sul fronte politico è stato ricordato come il nuovo bilancio UE presenti dei tagli all’agricoltura e, in ogni caso, il settore deve fare anche i conti con la riforma della politica agricola comune. In questo contesto diviene strategico modificare l’immagine di un’agricoltura europea basata sui sussidi e rilanciare, invece, un’idea di imprenditorialità agricola innovativa e al passo con i tempi. Senza purtroppo dimenticare i probabili effetti della politica di Trump sui dazi che si prevedono devastanti per il mercato italiano, anche e soprattutto perché andranno a penalizzare proprio i prodotti trasformati ad alto valore aggiunto in cui l’Italia eccelle.

Si è poi ricordato che senza la Pac il costo alimentare dei prodotti di base sarebbe più alto. In futuro si dovrà essere in grado di arrivare ad un miglior utilizzo dei fondi europei e lo Stato dovrà ridurre, per poi azzerarli i tempi biblici dei pagamenti della PA nei confronti degli imprenditori agricoli. Una realtà che minaccia sempre e continuamente la sopravvivenza delle aziende stesse, tenuto anche conto che ammonta a 7.600 euro la spesa media annua che un agricoltore è costretto a stanziare per i soli adempimenti burocratici.  

A livello globale lo sviluppo del settore agricolo ha portato una diminuzione della malnutrizione nel mondo, anche per l’importante lavoro del World Food Program.  La sfida per il futuro è complessa, ma non impossibile: si auspica per il 2030 di arrivare a triplicare la produzione globale e ad aumentare del 70 % il commercio internazionale.

Ruolo importante per il rilancio del settore dovranno avere anche la ricerca e un serio rapporto con il mondo universitario. C’è chi ha proposto un obiettivo importante, vale a dire fare della fotosintesi – che è il processo meno efficiente al mondo perché  solo l’1% di luce viene trattenuto dalle piante – un processo più efficace che arrivi almeno  al 2%.

In questo quadro rimangono strategiche la sfida ambientale e sociale: non è solo  una questione di quantità,  ma anche di qualità. E la tecnologia può dare un grande contributo: per ora sono casi isolati, ma per il futuro saranno sempre di più i droni che voleranno basso sui campi di mais, spargendo prodotti per le piante malate, le smart  farm cresceranno di numero e qualità e faranno la loro comparsa le proteine alternative. Già oggi sul mercato americano abbondano le “clean meat” e sarà forte l’impulso dei probiotici.

Sognare forse non costa nulla, ma certo aiuta a disegnare il futuro: non dovrebbe essere lontano il tempo in cui l’Italia , paese di eccellenze alimentari – le più copiate al mondo e con ancora un grande potenziale da sfruttare  - potrebbe davvero diventare la Silicon Valley del Food, una scommessa da vincere combinando l’innovazione con l’antica tradizione  dei prodotti locali per cui l’Italia è famosa nel mondo.