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L'industria dell'Acqua tra efficienza, innovazione e sostenibilità

Milano, 11/03/2019, Tavola rotonda Nazionale

L’acqua è sicuramente un diritto umano, elemento fondamentale per la vita e la salute di tutti i cittadini. La sua somministrazione, tuttavia, è un processo complesso che presuppone l’esistenza di un vero e proprio settore industriale capace di portare questa risorsa, con standard elevati di servizio e di qualità, dalle sorgenti ai rubinetti dei privati.

Che l’acqua sia pubblica non significa che sia gratuita. Il tema cruciale è quello dei costi del servizio, articolati nel capitale umano per il funzionamento degli acquedotti e nel capitale finanziario per costruire, mantenere e innovare le infrastrutture. Le due gambe su cui si reggono i costi dell’erogazione sono la fiscalità generale e le tariffe.

Negli ultimi 15 anni il settore ha subito in Italia un importante processo di trasformazione e di crescente industrializzazione che ha portato a un miglioramento dell’efficienza e a una riduzione degli sprechi. Dall’”acqua del sindaco” si è arrivati alla creazione di vere aziende industriali di settore, capaci di innovare ed investire nel miglioramento della rete.

Elemento cruciale è stato l’affidamento del servizio idrico, nel 2012, all’Autorità per l’energia, passata poi a chiamarsi ARERA; un passaggio che ha permesso una maggior trasparenza del settore e del sistema tariffario. In questo modo le aziende del servizio idrico hanno potuto accedere a risorse finanziarie senza gravare sull’azionista (che in moltissimi casi rimane pubblico), migliorando al contempo il servizio per la collettività.

Le proposte legislative che mirano a reintrodurre la gestione municipale sul servizio idrico, anche in comuni di piccole dimensioni, non tengono in conto la complessità del settore e delle competenze necessarie per migliorare ulteriormente la qualità del servizio. Inoltre, non si può confondere il diritto umano all’acqua - e quindi le necessarie garanzie perché questa risorsa sia accessibile anche a persone in difficoltà economica - con lo spostamento totale dei costi sulla fiscalità generale. È proprio la capacità autonoma di finanziamento delle aziende del servizio idrico ad aver fatto recuperare, negli ultimi anni, efficienza e qualità, slegando gli investimenti dalle disponibilità delle casse pubbliche.

Non bisogna comunque dimenticare che la situazione italiana è molto diversificata ed esistono aree del Paese, soprattutto al Sud, dove le strategie fino ad oggi attuate non hanno portato a miglioramenti. In questi contesti, dove le logiche tariffarie e di mercato non hanno avuto successo, c’è spazio per un intervento pubblico che porti magari alla creazione di nuovi gestori con scala sufficiente per assicurare qualità al servizio.

I miglioramenti assicurati negli ultimi anni dall’industria italiana dell’acqua non devono, infatti, far dimenticare i tanti sforzi ancora necessari per il miglioramento del servizio e l’aumento della sostenibilità. In Italia le perdite tecniche degli acquedotti sono ancora al 41%, mentre in altri Paesi europei vengono introdotte penalità a chi supera il 10%. Inoltre, esiste una difficoltà a far comunicare i diversi attori che si occupano delle risorse idriche. Ma in un contesto di crescente difficoltà causato dai cambiamenti climatici sarebbe utile avere un tavolo comune fra tutte le istituzioni, aziende e agenzie che si occupano dell’acqua, dell’ambiente e della salute.

In sintesi, l’unica via per garantire l’acqua di qualità come diritto umano sembra quella di continuare a investire sull’efficienza e sulla sostenibilità del servizio idrico, e, quindi, sulla sua dimensione industriale, trovando al contempo una sintesi fra le logiche del mercato e quelle del governo e dell’indirizzo pubblico.