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Il nuovo ruolo dell’impresa tra sfide ambientali e territorio

Roma, 30/10/2019, Conference

La seconda conferenza del progetto Aspen Corporate Initiative rivolto ai Direttori Relazioni Esterne, Istituzionali e Comunicazione delle aziende aderenti all’Aspen si è aperta con una sessione dedicata al futuro dei rapporti transatlantici.  La crisi dei rapporti tra Europa e Stati Uniti non è dovuta soltanto alle recenti scelte politiche di Donald Trump, ma ha radici più antiche e soprattutto ha avuto un impatto non lieve sull’intero sistema della geopolitica internazionale. In primo luogo negli anni gli Stati Uniti hanno volutamente rinunciato al ruolo di leader delle relazioni internazionali cui si sommano tutti gli errori fatti dall’Occidente dopo la caduta del Muro di Berlino in termini di difesa e politica estera comune. Rilevante tra gli altri resta l’errore di non essere riusciti a normalizzare il rapporto con la Russia e di non averla portata all’interno della NATO.

A complicare il quadro delle relazioni internazionali e di quella transatlantica in particolare è stato il crescente scontro tra Stati Uniti e Cina di natura essenzialmente economica tra dazi e tecnologia 5G. Pur non tralasciando i rischi legati alla cybersecurity, si tratta di qualcosa di molto diverso da una pericolosa - come sostengono alcuni - riedizione della Guerra Fredda tra Usa e Urss. La conversazione ha evidenziato come sia nell’interesse strategico europeo tenere ancora oggi viva la relazione transatlantica che, se nel passato era a trazione statunitense, per il futuro deve poter contare su una crescente spinta da parte dell’Unione.  

Nelle due successive sessioni della conferenza si è affrontata la questione della sostenibilità ambientale sia in termini macro che microeconomici. Non è sempre vero che adottare misure ambiziose per combattere il cambiamento climatico possa significare un conseguente aumento dei costi. La stessa riduzione delle emissioni può portare benefici alla macroeconomia: una svolta verde ha i suoi vantaggi, ma sono ancora molto difficili e contrastate le scelte politiche necessarie a raggiungere un equilibrio tra società e ambiente e a rilanciare la sostenibilità economica dell’economia verde.  Si tratta - come spesso accade - di un problema non solo di leadership, ma anche di cultura politica: l’assenza - ad esempio - di un partito dei Verdi nello scacchiere politico italiano marca una differenza con la realtà  ad esempio tedesca o francese. Tutto questo accade  proprio mentre sta velocemente cambiando nei cittadini la valutazione e il rispetto dei valori ambientali e sta crescendo il livello di soddisfazione delle azioni per l’ambiente che alcune leadership politiche hanno messo in atto, confermando come  il tema sia diventato traversale a tutti gli schieramenti.

Le aziende italiane sono attente e sensibilizzate nei confronti dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, con dati che dimostrano come, in alcuni casi, il nostro Paese occupi posizioni di leadership. Sale l’attenzione che oggi le imprese hanno nei confronti della responsabilità sociale, consolidando la visione dell’azienda come soggetto economico portatore di un importante ruolo sociale. Le tecnologie sono centrali per il futuro dell’economia verde e, in particolare, hanno un ruolo strategico da giocare nella delicata questione dello storage e dell’efficienza energetica, settore quest’ultimo in cui le imprese italiane dimostrano di essere all’avanguardia. Sempre in tema di sostenibilità è stata sottolineata l’evoluzione del welfare aziendale, soprattutto nelle PMI e il recente Manifesto sullo sviluppo sostenibile 4.0 approvato da Confindustria. 

La sessione si è chiusa con una riflessione di carattere istituzionale nella quale si è osservato come le leggi regionali impugnate siano diventate una patologia. La Consulta sembra essersi trasformata in una sorta di TAR, con più di 200 leggi in attesa di giudizio. Il Governo si sta attivando per presentare a fine 2019 una legge quadro da inserire nel DEF che vincoli tutti i fondi pluriennali di investimenti del bilancio dello Stato. Già  dal 2016 era stato inserito nella nota di accompagnamento alla legge di bilancio l’indicatore di benessere ecosostenibile (BES). Il passaggio successivo è fare in modo che quest’ultimo possa incidere anche sulle politiche pubbliche. L’auspicio per il 2020 è che si possa ripartire per dare efficacia ad una razionalizzazione istituzionale che contribuisca ad aiutare Regioni e Comuni a gestire al meglio tematiche delicate come sostenibilità ambientale, energia e raccolta dei rifiuti.