trueArray ( [0] => anonymous user )
Versione Stampabile

Il futuro dell'Europa

Roma, 17/12/2009, Lecture
Rassegna stampa
Rassegna audio-video

Il 2009 segna due importanti momenti per l’Europa: nel 1989 cadeva il muro di Berlino e, con l’entrata in vigore lo scorso 1° dicembre del Trattato di Lisbona, si chiude la terza tappa della costruzione europea: quella che dal 1990 ad oggi ha prodotto il grande allargamento ai nuovi Paesi membri e il primo tentativo di costituzione europea. La prima tappa - che va dal 1950 al 1970 - aveva visto la creazione del mercato comune e della Comunità Europea; nella seconda – che va dal 1970 al 1990 - sono stati posti i fondamenti dell’Unione politica e dell’Euro.

Il Trattato di Lisbona apre dunque una nuova fase grazie all’introduzione di strumenti che permetteranno alle Istituzioni di essere maggiormente protagonisti del futuro dell’Unione. Oltre alla figura del Presidente del Consiglio europeo e a quella dell’Alto Rappresentante (comunemente percepito come il ministro degli affari esteri dell’Unione) il Trattato definisce le competenze delle nuove cariche, il passaggio alla maggioranza qualificata in numerose materie, i poteri rafforzati del Parlamento europeo, il controllo del principio di sussidiarietà posto in capo ai Parlamenti nazionali. Si tratta di riforme indispensabili, necessarie per far ripartire l’azione dell’Europa e migliorarne l’immagine presso l’opinione pubblica. Infatti, il processo di unificazione ha subito notevoli ritardi anche per la perdita di entusiasmo che si è accumulata in questi anni, fino ai risultati dei referendum tenuti in Francia, Paesi Bassi e Irlanda.

Vi è poi il rammarico di non aver saputo utilizzare fino in fondo il Trattato di Lisbona – la cui entrata in vigore è peraltro passata nell’indifferenza dell’opinione pubblica e delle Istituzioni – per ridare slancio al processo. Non si è voluto accogliere l’invito ad una semplificazione dei termini per renderli più vicini ai cittadini ne si è voluto includere i simboli dell’Unione (es. la bandiera o l’Euro) peraltro presenti nella vita comune dei cittadini. Si è poi proceduto alla nomina delle due nuove cariche – Presidente del Consiglio e Alto Rappresentante – attraverso la concertazione, non tenendo conto del bisogno di trasparenza e di processo democratico auspicato da più parti. Non è naturalmente in discussione la qualità delle persone nominate – peraltro di valore e di grandi potenzialità – ma solo il percorso seguito.

L’attuale fase di transizione durerà probabilemnte 15-20 anni nei quali si confronteranno le due concezioni di Unione europea: quella di tipo federale - più vicina agli ideali dei padri fondatori - e una che vuole una grande zona di libero scambio, con istituzioni di tipo confederale sul piano politico.

La speranza è che durante questa fase – e le crisi che probabilmente la attraverseranno - le giovani generazioni, già oggi abituate alla mobilità e a vivere oltre i limiti del proprio paese, spingano i leader vecchi e nuovi verso una visione progettuale, necessaria a dare vita ad un “un patto di rifondazione”.

Il mondo si muove verso l’organizzazione di grandi insiemi e non è più pensabile per gli europei continuare a vivere sotto l’ala protettrice nazionale. L’Europa dovrà essere in grado di fare un cambio di passo istituzionale in linea con la potenza economica che essa esprime già oggi oppure l’Unione non sarà in grado di essere una protagonista delle relazioni internazionali.