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Homo Sapiens Digitalis o Uomo-Dato? L’essere umano nell’era digitale

XI Conferenza della Comunità dei Talenti italiani all'estero
Roma, 09/06/2019 - 10/06/2019, Interesse Nazionale
Rassegna stampa

La trasformazione digitale è una forza inarrestabile che sta rivoluzionando la società contemporanea. Tuttavia, la polarizzazione innescata dai cambiamenti in atto in molti ambiti sociali ed economici, fa emergere la necessità di accompagnare questa transizione, con l’obiettivo di preservare l’equità e la stabilità sociale in uno scenario di crescente complessità. Del resto, la scomparsa di tradizionali ruoli di intermediazione e l’avvento di lavori gestiti da piattaforme e algoritmi (la cosiddetta GIG Economy) pongono diversi interrogativi sul futuro del lavoro e sulla migliore governance di un mercato in costante mutamento. Una buona strategia è sicuramente quella di stimolare l’imprenditoralità, favorendo mobilità e flessibilità lavorativa degli individui con opportune tutele.

La politica torna così al centro, con un ruolo di facilitatrice e mediatrice fra i diversi attori coinvolti. La sfida è impegnativa perché le tecnologie hanno dimostrato da tempo di essere più veloci dei decisori politici. I policy makers sembrano oggi chiamati ad offrire un quadro di regole certe e alcune decisioni a “prova di futuro”, pensate cioè per accompagnare l’evoluzione tecnologica, massimizzandone i vantaggi sociali, e non per ostacolarla. Dalle best practices si passa così all’idea di best policies che devono sapersi confrontare con i tre aspetti dell’automazione: la robotica sul lato fisico, l’intelligenza artificiale su quello cognitivo, le piattaforme dal punto di vista “protocologico” e cioè delle regole e dei protocolli su cui questi sistemi si reggono. Accanto ai decisori politici, un ruolo fondamentale è quello dei cittadini che devono formarsi e accrescere le proprie competenze digitali, ma soprattutto la consapevolezza dei mutamenti in atto per esercitare i propri diritti.

Tuttavia, il quadro di crescente polarizzazione sta riducendo considerevolmente il numero di attori politici capaci di intervenire davvero sulla trasformazione digitale. L’Unione Europea cerca di porsi come potenza normativa, ma rimane in ritardo dal punto di vista tecnologico e industriale. Il primato di Stati Uniti e Cina pone questioni importanti, anche per il diverso approccio che questi sistemi hanno nei confronti dei dati personali: se l’Europa cerca di tutelare il concetto di inviolabilità dei dati, negli Stati Uniti questi sono negoziabili, mentre in Cina i diritti in questa materia vengono percepiti come a disposizione della collettività, e quindi dello Stato.

L’accessibilità e la capacità di estrazione e analisi dei dati sono, del resto, l’elemento chiave dell’Intelligenza Artificiale. Si tratta, infatti, di una tecnologia disponibile da decenni che sta crescendo esponenzialmente oggi solo grazie all’enorme massa di informazioni disponibili. Il presente, e sempre più il futuro, sono di chi riesce ad estrarre informazione dai Big Data e a darvi un senso. Uno sforzo che richiede investimenti consistenti ed è concentrato in pochissime aree geografiche. Ancora una volta la sfida per l’Europa, e per l’Italia, è quella di non rimanere indietro per poter contribuire allo sviluppo di una tecnologia che sarà centrale nelle trasformazioni economiche, ma anche sociali, dei prossimi anni.