true
Versione Stampabile

Geopolitica ed economia dello spazio

Aspenia Talks
Roma, 20/09/2016, Incontro-dibattito
Rassegna stampa
Rassegna audio-video

Lo Spazio determina nuovi rapporti geopolitici e nuove opportunità economiche. Due aspetti strettamente interconnessi. Il primo è stato il motore principale della corsa all’innovazione negli anni della Guerra Fredda ed è rappresentato dal lancio dello Sputnik, il 4 ottobre 1957, che ha dato inizio all’era spaziale: lo Spazio ha assunto una funzione politica e regolava i rapporti fra Stati Uniti e Unione Sovietica, tanto da far definire il lancio dello Sputnik a Lyndon Johnson, futuro presidente degli Stati Uniti, “una nuova Pearl Harbour”.

L’aspetto economico, che oggi assume un’importanza sempre crescente, è simboleggiato da una seconda data: il 15 agosto 2016, giorno in cui la Cina, nell'era di WikiLeaks e dello spionaggio informatico, ha lanciato il primo satellite per la comunicazione quantistica, cioè, per gli scambi non intercettabili. Applicazioni e servizi nati nell’alveo della space innovation saranno a disposizione di una base sempre più larga di clienti e utenti. Si parla infatti di “new space”, un settore in transizione, dove vengono attuati significativi investimenti da parte dei top player della IT. L'innovazione spaziale si interseca profondamente con il digitale e con le applicazioni di uso comune, presenti e future, come nel caso del clouding.

Se la Francia ha una leadership europea nell'ambito dell'innovazione spaziale e la Germania è il paese che investe di più, l'Italia ha un piano di sviluppo di space economy, che ha come obiettivo quello di rendere competitivo il Paese in questo ambito. L’innovazione spaziale è un settore giovane per l’Italia (sessant'anni fa circa nasceva Telespazio), che però ha giocato e gioca un ruolo da leader. E l’ industria italiana ha dato e continua a dare il suo importante contributo.  Possiede la filiera completa di prodotti e competenze, ha infrastrutture strategiche, esercita collaborazioni internazionali, contribuisce a programmi dell'Unione Europea come Copernicus ed ha una grande capacità di export verso paesi che vogliono entrare nel settore: 6mila addetti e un fatturato di 1,6 miliardi di euro, che, se si calcola l'intera filiera, salgono a 3 miliardi.

La nuova commercializzazione dello spazio determina un nuovo rapporto pubblico-privato, e implica piani di investimento e sviluppo a lungo termine, in una logica continua di collaborazione e, allo stesso tempo, di competizione fra gli Stati nella ricerca della superiorità tecnologica. Si sta rapidamente sviluppando un vero e proprio business dello spazio, che pone opportunità di investimenti privati. Diventa dunque essenziale garantire la sicurezza attraverso regole condivise, il ruolo, cioè, delle Nazioni Unite che sono impegnate a coinvolgere nella space economy i paesi in via di sviluppo.

Il progetto si chiama Space +50, che consiste nel pianificare una space strategy sostenibile. I benefici che i paesi in via di sviluppo potrebbero trarne sono numerosi. Un settore trainante come quello delle innovazioni spaziali darebbe un grande input a nuovi mercati, in forza a quelli esistenti, e avrebbe ricadute positive, sia nell'economia di uno Stato che nella vita quotidiana delle popolazioni. La Cina è lo Stato che supporta, più di tutti gli altri paesi, le iniziative delle Nazioni Unite dedicate allo Spazio: ciò dimostra la sua lungimiranza strategica nel comprenderne l’importanza, in ambito diplomatico, economico e politico.

Pieno impegno anche da parte del Governo italiano, che ha una visione fortemente europeista sulle strategie spaziali, è il terzo contributore dell’Esa. Due le missioni attualmente in essere: Galileo e Copernicus. A Lussemburgo, nel dicembre 2014, è ripartito l'impegno italiano  e questo nuovo impegno sarà portato a compimento con la conferenza ministeriale di Lucerna, che si terrà a dicembre 2016,  il prossimo tavolo per rafforzare le politiche sullo spazio e sulla cooperazione internazionale nel settore.