true
Versione Stampabile

Come massimizzare il patrimonio energetico dell'Italia?

Roma, 15/11/2018, Tavola rotonda Nazionale
Rassegna stampa

La crescita dell’economia mondiale, particolarmente forte nell’ultimo anno, ha portato con sè i ben noti vantaggi legati allo sviluppo (contribuendo a combattere la povertà estrema, per esempio), ma ha anche impresso un’inversione di tendenza alle emissioni di CO2 in atmosfera, che, dopo un triennio di stazionarietà, tornano a crescere di circa l’1,5%, ponendo nuovamente la questione di quali misure siano necessarie per attuare il decoupling tra crescita ed emissioni. La sfida rispetto ai cambiamenti climatici diventa, quindi, più ambiziosa, ma talvolta la sensazione è che la distanza tra gli obiettivi e le azioni necessarie per il loro raggiungimento si allarghi anziché restringersi.

Diventano sempre più imponenti le misure che il settore energetico dovrà adottare nei prossimi decenni per rispettare il limite dell’innalzamento delle temperature medie sotto i 2° centigradi rispetto all’era pre-industriale: attuare una rivoluzione del sistema elettrico (settore che, oltre a triplicare la penetrazione, dovrà radicalmente cambiare il proprio mix generativo), dare spazio a nuove tecnologie (l’idrogeno, per esempio, ma anche fonti che possono esprimere ulteriore potenziale quali la geotermia), fino a favorire la concorrenza di tutte le fonti energetiche, anche tradizionali, in special modo il gas naturale nella sua veste di fonte energetica ideale per facilitare la transizione. Il tutto assisitito anche da attività legate al sequestro di CO2 e da attività cosiddette “Nature based solutions”, quali la riforestazione.

Tre sono le grandi spinte che dovranno promuovere la transizione. La prima deve venire dal mercato, il quale dovrà essere ripensato: al progredire della decentralizzazione del processo produttivo dovrà accompagnarsi alla realizzazione di insediamenti industriali di più vasta scala.

Il costante abbassamento dei costi delle tecnologie rinnovabili è un ulteriore elemento fondamentale per favorire la sostituzione: sempre dal lato della tecnologia, però, occorre ricordare che essa non è pronta per supportare la diffusione delle rinnovabili in ogni settore produttivo, senza considerare i costi ingenti di sostituzione impatteranno su ogni altro comparto industriale, con potenziali effetti sulla competitività.

Infine, deve essere ribadita l’importanza di policy chiare e certe, sia in termini di visione strategica che in ottica regolatoria, in modo da attrarre gli investimenti necessari; soprattutto le politiche per il settore devono coinvolgere verticalmente ogni strato della società, aumentando la consapevolezza della public opinion su tempi, modalità e costi della transizione. Ciò è tanto più vero propro nel settore energetico, in cui il cittadino non è solo consumatore, ma, proprio in virtù della produzione diffusa di energia, è anche produttore, e pertanto parte attiva del processo.

Si tratta di cambiamenti importanti ed anche necessari per l’evoluzione del comparto energetico nazionale, il cui sviluppo è una risposta concreta ai noti punti di debolezza del sistema italiano: la carenza di investimenti (non solo energetici per la verità) che zavorrano la crescita del PIL; la forte dipendenza dai mercati esteri che persiste e che anzi è aumentata nel passato recente; la necessità di procedere con l’ammodernamento del sistema energetico e produttivo per continuare a contenere le emissioni di CO2 in atmosfera. Il tutto permetterebbe inoltre di sostenere l’incalcolabile patrimonio di competenze, esperienza e know-how tecnologico che permette la produzione dell’energia made in Italy.