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Banche ed economia reale: un nuovo patto per lo sviluppo dei territori

Crocetta del Montello (TV), 21/02/2018, Conferenza Nazionale

Dopo un decennio di profonda crisi economica e sociale, stanno emergendo alcuni segnali incoraggianti a livello di scenario macroeconomico che fanno sperare nella possibilità di ripristinare il circolo virtuoso tra sistema finanziario, economia reale e società. Tuttavia, rimangono ancora numerose sfide da affrontare tra cui la regolamentazione e l’accelerazione tecnologica che ha portato all’emergere del fenomeno fintech.

Da un punto di vista normativo si assiste da una parte alla situazione paradossale di una moltiplicazione delle regole – e degli organismi responsabili di vigilare – relativamente alle attività bancarie e dall’altra emergono vuoti normativi per quanto riguarda la finanza non convenzionale, che opera al di fuori del circuito bancario e che si sta appropriando di buona parte del valore, rivoluzionando modelli di business consolidati. Addirittura, vi sono ambiti, come il blockchain, in cui non è neppure chiaro se e come il regolatore possa intervenire.

La seconda area su cui si concentrano le sfide è quella legata al processo di digitalizzazione in atto. Sicuramente il fenomeno fintech si è sviluppato sfruttando la crisi nel rapporto di fiducia tra banca e cliente, unita all’avvento della generazione Millennials. L’interrogativo qui è: “competere o condividere?”. Senza dubbio blockchain e Intelligenza Artificiale (IA) non soppianteranno gli istituti di credito: in Europa vi sono già casi di banche interamente guidate dall’IA nelle proprie strategie di investimento che dimostrano che la condivisione di risorse tra i due mondi è possibile.

A tutto ciò si aggiunge l’effetto disruptive dei Big Data, in grado di spostare i centri decisionali e i rapporti di forza tra gli attori, in un mondo in cui chi controlla il dato detiene il potere. Ne derivano enormi ripercussioni in termini di tutela della privacy e, più in generale, di protezione del rapporto fiduciario tra banca e cliente.

Ciò che le banche devono evitare è la “trappola dell’algoritmo”: il rapporto con il cliente deve rimanere il fulcro dei modelli di business secondo una strategia di personalizzazione della relazione e non di standardizzazione. In questo, i Big Data, se opportunamente utilizzati, possono rivelarsi un asset straordinario. Al tempo stesso, va garantita quella trasparenza che i clienti chiedono sempre più, soprattutto se appartenenti alla fascia dei Millennials.

Per complicare il quadro, la rivoluzione digitale si interseca con la questione regolatoria, acuendone l’urgenza. Proprio a causa dell’accelerazione tecnologica si assiste infatti a un gap crescente tra il momento in cui si affermano nuovi fenomeni e il momento in cui le autorità riescono ad intervenire per regolarli, lasciando spazio così ad operazioni pericolose per la stabilità del sistema. Occorre lavorare, quindi, per trovare un equilibrio tra regole e stimolo all’innovazione: la normativa deve proteggere la stabilità del sistema, ma non deve sottrarre alle banche importanti risorse che potrebbero essere investite nell’innovazione tecnologica.

Nei territori italiani, dove prevalgono le aziende di piccole dimensioni, è fondamentale più che mai il ruolo delle reti di impresa e dei “corpi intermedi” per raggiungere massa critica, acquisire competenze, presentarsi alle istituzioni e al sistema finanziario con la credibilità necessaria per avviare nuovi progetti.

Sempre ragionando in termini di rafforzamento dei tessuti territoriali, possono rivelarsi preziosi interventi ad hoc come i meccanismi di finanziamento delle filiere che, se opportunamente sviluppati, possono svolgere un ruolo di collegamento tra banche e filiere produttive, apportando risorse vitali ai territori.

Più in generale, alla base di ogni intervento, è auspicabile una riscoperta del territorio secondo logiche incentrate sulla creazione di valore economico (e non solo sociale); dalle infrastrutture al capitale umano, il territorio è in grado di apportare a banche e imprese quegli asset indispensabili per sviluppare modelli di business profittevoli e sostenibili nel lungo periodo. Solo così la banca e l’impresa possono tornare a condividere un percorso comune e consolidare i primi segnali della ripresa in arrivo.