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Back to the fertile crescent: the Middle East, Europe and the US

Venezia, 05/03/2010 - 06/03/2010, Aspen European Dialogue
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L’Europa, grazie ai suoi legami storici e alle competenze nei settori strategici, può svolgere un ruolo di primo piano nel coinvolgere gli attori locali più dinamici e indirizzare risorse esterne verso programmi costruttivi.  Il governo e le iniziative private sono entrambi indispensabili, perchè le attività economiche non possono prescindere dalle più ampie condizioni politiche e di sicurezza. Fino ad ora, l’Unione per il Mediterraneo è rimasta perlopiù sulla carta, è c’è ancora molto da fare prima di raggiungere l’obiettivo dichiarato di un’area di libero scambio – che sarebbe sicuramente di grande aiuto e che, secondo alcuni, dovrebbe essere al centro del nostro impegno.

Le infrastrutture sono essenziali per settori quali quello energetico, delle telecomunicazioni (e indirettamente dell’istruzione), dei trasporti e del turismo. La presenza di infrastrutture moderne è indispensabile al fine di rendere la regione più appetibile per gli investitori e, laddove possibile, stimolare la crescita interna.

La sotto-regione del Golfo ha sempre più legami con l’economia regionale e globale, e si pone quindi come possibile volano di opportunità. In particolare, il crescente livello di integrazione (finanziaria, commerciale e forse anche monetaria) nell’area può divenire un modello per altri. Mentre gli Stati Uniti continuano a giocare un ruolo centrale nel campo della sicurezza, l’Europa potrebbe innalzare il proprio profilo e sfruttare la complementarietà: Questo richiede la rimozione  delle barriere agli scambi e una maggiore comprensione delle dinamiche locali, a partire dai fondi sovrani e dalla finanza islamica.

Un punto scottante nella regione è la questione nucleare dell’Iran – e in senso più ampio l’avversità di Teheran nei confronti degli Stati Uniti e di Israele e le difficili relazioni con alcune delle controparti a livello regionale. Sul come si svilupperà la situazione interna dell’Iran ci sono ancora molte incertezze che in ogni caso sono destinate ad avere forti implicazioni nella regione, vista l’influenza ideologia, culturale e geopolitica che il paese esercita dall’Asia centrale fino al Libano, passando per il Golfo. La priorità più pressante per la comunità internazionale è giustamente quella di scongiurare una prossima crisi nucleare, ma una volta superata questa, se si vuole veramente sviluppare almeno in parte il potenziale economico della regione, sono molte le questioni da discutere con l’Iran e i suoi vicini  È largamente condivisa l’idea che, nel breve e medio periodo, sia necessario tenere aperti tutti i canali di comunicazione con i diversi attori in Iran, governativi e non, e allo stesso tempo studiare nuove sanzioni contro il regime e mettere a punto un’attenta strategia di contenimento e deterrenza.

Nell’analizzare la questione più intricata e annosa nella regione, vale a dire la disputa israelo-palestinese, un presupposto metodologico potrebbe essere quello di interrompere un ciclo ricorrente e dannoso:  le precarie condizioni diplomatiche e di sicurezza che periodicamente disfano i piccoli progressi delle condizioni economiche. Le relazioni economiche sono state tradizionalmente in balia della sicurezza che, a sua volta, può facilmente deteriorare se non vengono soddisfatte le necessità economiche e si diffonde la frustrazione, soprattutto tra la popolazione più giovane.   Alcuni osservatori ritengono che, se continuerà l’attuale trend di crescita,  si potrà sperare in un significativo miglioramento delle condizioni di vita di molti palestinesi ma, prima o poi,  sarà comunque necessario un accordo diplomatico per  consolidare tali risultati.

Qualunque azione concertata della UE in Medio Oriente dipenderà in larga misura dalla capacità dell’Unione di mobilitare le proprie risorse in un contesto di priorità contrastanti: questo vale soprattutto in momenti di restrizioni di bilancio e forti pressioni derivanti da questioni interne. Nei prossimi mesi sapremo se gli europei sapranno adeguare il proprio modello sociale e di crescita alla nuova condizione globale prodotta dalla recessione. È senza dubbio indispensabile affrontare al meglio le sfide del presente nella zona dell’euro, ma forse questo è solo uno dei passi di un processo più complesso di rinnovamento economico e istituzionale. In particolare nella conferenza di Venezia si è discusso dell’ipotesi di creare un fondo monetario europeo, dei pro e contro degli eurobond, e di altre forme di stretto coordinamento volte ad accrescere la solidarietà tra gli stati membri. La chiave sembra essere trovare il giusto equilibrio tra un certo livello di flessibilità e regole efficaci per garantire una disciplina condivisa.